L’Associazione culturale fotografica "Fatue" fa parte del Centro Donna di Mestre, esiste da dieci anni ed è costituita da dodici fotografe; uno dei pochissimi gruppi in Italia, e presumibilmente in Europa, costituito da sole donne (a Mestre opera un gruppo “gemello“ di fotografe – Fotosintesi – con il quale esiste una collaborazione da vari anni).

La convergenza femminile nell’Associazione non deriva da una scelta a priori, ma dalla constatazione di una specificità, nell’approccio alla macchina fotografica e all’immagine, diversa ma non contrapposta, a quella del mondo fotografico maschile, con il quale vi sono dialogo e confronto continui. Le Fatue hanno approfondito negli anni la ricerca fotografica partendo da sé, privilegiando l’aspetto espressivo rispetto a quello tecnico, il simbolico rispetto al descrittivo, l’immaginario e metaforico rispetto al razionale, rappresentando il mondo femminile teso verso un’identità che trascenda gli stereotipi e i ruoli precostituiti. Il rapporto con la macchina fotografica ne risulta capovolto, essa costituisce il medium indispensabile per scoprire e manifestare il proprio mondo interiore. Ciò non sta a significare sottovalutazione della conoscenza tecnica, al contrario, le Fatue hanno acquisito e sperimentato tecniche che vanno da quelle usate nell’800 al digitale, sia in fase di ripresa che di stampa, trovando a volte soluzioni del tutto innovative.

Il gruppo, fortemente coeso da dieci anni di attività “d’insieme”, ha valorizzato e favorito l’espressività di ciascuna fotografa attraverso una modalità di operare basata sulla relazione e su una unità di intenti che sfociano in una pluralità di visioni e immagini e che costituiscono la ricchezza del gruppo. Per le Fatue il processo fotografico è innanzitutto di natura esistenziale e l’immagine riprodotta costituisce ad un tempo uno specchio ed un mezzo di autoanalisi e analisi del genere femminile. Questo cammino ha condotto le Fatue, alla fine degli anni ’90, all’incontro fondamentale con la scrittura che costituisce sia una fonte di ispirazione individuale (affatto descrittiva) sia il tessuto connettivo e creativo per il gruppo, caratterizzando una nuova fase di ricerca volta al confronto tra immagine e parola scritta. Negli ultimi anni il gruppo ha trattato tematiche connesse alla tragica realtà della guerra e del conflitto tra Occidente e Oriente, conflitto che attraversa anche gli individui e le loro relazioni, cercando di esprimere il rifiuto della violenza e il desiderio di pace (interiorizzato), realizzando mostre fotografiche quali “…c’è sempre una strada per un posto lontano” ispirata al “Tè nel deserto” di Toni Maraini (novembre 2001); “Il Paradiso brucia” dalle poesie di Anise Koltz (maggio 2002) e una dia-proiezione “Tregua” tratta dal libro di poesie “Notti di pace occidentale” di Antonella Anedda (dicembre 2003).

Hanno pubblicato una serie di immagini sulla rivista della Provincia di Venezia e da ottobre 2004 hanno iniziato una collaborazione con la redazione della rivista Polis del Comune di Venezia.

 

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